CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
La scorsa stagione, dopo l’ingresso ferragostano della nuova proprietà rappresentata dalla famiglia Ladisa, c’era un credito di riconoscenza da difendere.
C’erano degli alibi oggettivi da esibire, avvenuto troppo di corsa l’allestimento tecnico-organizzativo di squadra e ruoli all’interno del club. Diversi i sussulti e gli assestamenti, affannosa spesso la ricerca di una migliore soluzione ai singoli problemi. E, nonostante un percorso tortuoso e ricco di ostacoli, la promozione era svanita all’ultimo atto dei playoff. Nell’annata 2026/27 quegli alibi in soccorso, quelle decisioni affrettate e impulsive non dovevano più esistere. Ben sapendo che quel credito, a lungo andare, sarebbe andato ad esaurirsi in caso di partenza stentata e buchi di sceneggiatura. Specie in una stagione impostata per tempo, ma subito sconfessata da un ribaltone immediato di tecnico e direttore sportivo. Qui si sceglie e si sbaglia. Si corregge e possibilmente si fa peggio. Un Taranto relegato a sette punti dalla vetta, con sei squadre in mezzo, non è accettabile per i motivi presto esposti dopo un paio di mesi di pallone. Un Taranto che perde 3-0 contro il Brilla Campi non è pensabile oggettivamente e fa maturare interrogativi legittimi. Davvero non si riesce a ritagliare uno spazio ad elementi come Di Paolantonio e Angiulli? Davvero queste versioni di Bonavolontà ed Eijgenraam rappresentano il fulcro della manovra rossoblù? E poi quesiti enigmatici velati da una coltre di mistero: ma davvero Hadziosmanovic, Losavio, Guastamacchia sono gli stessi ammirati nella passata stagione? Il Taranto possiede un centravanti all’altezza di guidare il carro armato (definizione della società durante la presentazione a Palazzo di Città) del girone? Ma qui siamo nel campo delle scelte che legittimamente un tecnico ha il dovere di compiere. Poi, però, se i risultati e le rese sono così prive di consistenza, queste domande sorgono spontanee. E poi c’è, a nostro parere, l’interrogativo dal sapore esistenziale che si persegue nel sottovalutare: abbiamo compreso in quale categoria da più di un anno siamo, noi tutti, stati catapultati? Perché, lo abbiamo ribadito altre volte, c’è un deciso e progressivo distacco tra la dimensione di appartenenza e tutto quello che accade intorno. Siamo in Eccellenza e non ce ne rendiamo conto, distratti da scenari fuori contesto. Come potremmo farlo con una proprietà che illustra investimenti da quasi cento milioni di euro; come si potrebbe pensare con uno stadio Iacovone (e tutto il corollario) che si riempie di dodicimila spettatori e che presenta un colpo d’occhio da fare invidia a stadi di massima serie. Anche aggiungendo pezzi al mosaico non del tutto dispregiativi: è da Eccellenza dotarsi di una terza maglia? Sono numeri da Eccellenza convincere oltre duemila tifosi ad abbonarsi? C’è un fatale scollamento con la realtà, la perdita della minima dose di umiltà, un continuo montare e smontare i pezzi di una presunta fuoriserie, che viaggia a ruote sgonfie. O forse ci sono piazze che semplicemente sanno fare calcio meglio di qui. Sono passibili di valutazioni l’idea di sottoporre un triennale ad un giocatore olandese dopo un paio di allenamenti oppure allungare il contratto ad un giocatore come Losavio che, al momento, è finito ai margini delle principali opzioni del tecnico. Le parole a freddo del direttore sportivo Francesco Montervino (si immagina che abbia espresso la linea direttiva della società e non abbia parlato a titolo personale) sono servite a orientare un percorso, fare chiarezza sul futuro immediato. “Tiozzo resta, cambiare non porterebbe beneficio ma confusione”. Almeno sono idee e al dirigente va dato atto dello sforzo programmatico. Subito azzerate le quotazioni di una scelta impulsiva. Quella più comoda, che accontenta l’atavico mal di pancia. Quella che avrebbe maggiormente offuscato la visione, la pervicace difesa delle proprie idee, strattonate dalla pretesa che dietro ogni drastico cambiamento ci sia una possibile svolta. Purtroppo (o per fortuna) il calcio risponde ad altre logiche, anche tra i dilettanti. Nonostante tutto, ci sarebbe il tempo di recuperare in classifica. Sperando in ben altro atteggiamento tecnico e caratteriale. Come dice Montervino, la squadra non è stata da lui costruita. È anche vero che l’organico preesistente non sia tutto da cestinare, come peraltro era stato ammesso dal dirigente subentrante nel giorno del suo insediamento. E nella contrapposizione tra vecchio e nuovo, concedendo per gli ultimi arrivati il normale processo di inserimento, non sempre per ora la bilancia pende dalla parte del rinnovamento. Buttare decine di ingredienti nel pentolone, rovistandolo continuamente, non autorizza a credere che esca fuori una buona ricetta. Domenica c’è Taranto-Trani, forse la prima gara verità della stagione. È sempre Eccellenza, non ce ne dimentichiamo.