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Foto Studio R. Ingenito

 
Andiamoci piano a definirla svolta. Nell’immediato questi cambi di rotta non sono percepibili, a consuntivo eventualmente si potrà individuare un momento di inversione di rotta, la classica data da cerchiare per definire l’istante in cui una squadra ha potuto fondare le proprie definitive ambizioni.

Il successo del Taranto sul Trani non è stato del tutto convincente, alcuni contenuti sono stati comunque confortanti. Al netto degli episodi favorevoli (gol annullato agli ospiti, il “rosso” a Neri con venti minuti di superiorità numerica e il palo di Capobianco nel finale), i rossoblù non avranno del tutto cancellato la brutta figura di Campi Salentina, ma hanno meritato la vittoria fondando la costruzione dei tre punti con una prova volitiva e determinata. Il gioco va a sprazzi, frenato da un centrocampo che manifesta alcune criticità (Bonavolontà in crescita, Skoric sinceramente fuori contesto) e la fase offensiva si sviluppa sfruttando essenzialmente i movimenti di Falzerano, che gioca ora nel ruolo di trequartista, posizione inedita se si guarda alla sua carriera. Ma il Taranto, come viene spesso ripetuto come un mantra, possiede un organico profondo. Quindi perché non sfruttarlo totalmente. L’1-0 è maturato grazie ad un paio di cambi nella ripresa. Il tecnico Tiozzo prevede ormai nel 4-2-3-1 l’utilizzo di Falzerano sotto punta alle spalle del centravanti di turno. Ma in quella posizione, specie se il Taranto vuole rivendicare maggiore pericolosità ed efficacia offensiva, a nostro avviso, non si può prescindere da Losavio (se si ripete ai livelli dello scorso anno), abile nell’azione del successo a decentrarsi e fornire l’assist per Rajkovic, un centravanti che forse non si farà apprezzare per eleganza nei movimenti, ma dimostra una sincera predisposizione in zona gol. E Falzerano sarebbe riportato nel suo ruolo di appartenenza sull’esterno. Tiozzo con un certo coraggio linguistico aveva affermato alla vigilia che se il Taranto avesse riproposto il primo tempo di Campi Salentina avrebbe sicuramente ottenuto la posta piena. Il Taranto ha vinto ma non ha ripetuto la prova della prima frazione contro il Brilla Campi. Di quella sfida, sinceramente, andava salvato l’approccio dei primi dieci minuti e poi null’altro. Quello 0-3 è rimasto sullo stomaco, meglio non ricordare nulla di quel lunedì pomeriggio, semmai farne memoria per futuri impegni in trasferta su tutto quello che non si deve fare. Il Taranto ha vinto perché ha saputo reggere nella prima mezzora quando il Trani è apparso più squadra sotto l’aspetto del palleggio, è venuto fuori di prepotenza già nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo e poi nella ripresa ha saputo cambiare marcia legittimando i tre punti anche con l’oggettiva collaborazione dell’uomo in più. A Bisceglie l’ulteriore verifica di un Taranto guarito dal mal di trasferta. È stata ovviamente anche la serata del ritorno a Taranto di Nicola Loiodice. I fischi erano senza quota, alcuni screzi in campo altrettanto prevedibili. Se poi si cancellassero alcuni gesti oltremodo censurabili che trascendono il naturale spirito combattivo scaturiti anche da zone all’esterno del perimetro di gioco, sarebbe più che accettabile. Ma una sottolineatura finale va riservata al pubblico dello stadio Iacovone. Per comprendere la presenza di diecimila spettatori all’indomani di una prova indecorosa si dovrebbero scomodare dei trattati di sociologia. Certamente si è compreso che una fetta di spettatori non vuole mancare almeno per una volta alla celebrazione messianica quindicinale che propone la nuova struttura di via Salinella e forse c’è anche un piccolo balzo in avanti sulla concezione sportiva in senso culturale del modo di trascorrere due ore allo stadio. In più una menzione va doverosamente fatta sulla Curva. Non siamo stati teneri con certi atteggiamenti, abbiamo spesso censurato la violenza becera e a volte gratuita, ma la porzione di tifo più calorosa che ha messo al bando mercenari e chiacchiere con un eloquente striscione prima della gara, ha avuto un comportamento esemplare. Ha sostenuto la squadra per novanta minuti, ma anche messo il punto su qual è l’obiettivo indiscutibile da raggiungere e soprattutto non ha perdonato questo andamento irregolare per una squadra che ha cercato il solito abbraccio finale, ma è stata respinta con perdite. La Curva, i tifosi, la città meritano di più. Di più di un 1-0 contro il Trani, di più di un quarto posto in classifica dopo dieci giornate. Molto di più.

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