CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Il Taranto viene sconfitto perché si scioglie alla prima difficoltà. Oppure perché si suicida regalando un paio di palloni sanguinosi agli avversari.
Oppure ancora perché azzera il livello di concentrazione. O perché non ha la benché minima reazione dopo un gol incassato. Il Taranto perde a volte anche quando non lo merita fino in fondo. Ormai il campionato dei rossoblù, in trasferta, assume contorni da psicanalisi. E sul banco degli imputati, a fare compagnia ai giocatori, si siede l’allenatore con alcune scelte discutibili che presto potrebbero costargli il posto. Fatte in buona fede, sia ben chiaro. Ipotizziamo. Il Taranto è in vantaggio 1-0 a Bisceglie in una partita sulla quale ha certificato un sufficiente tasso di superiorità. Si decide di proteggere il vantaggio inserendo un altro mediano. Si fa uscire Falzerano che, effettivamente, era in debito di ossigeno. La linea di pensiero è logica. Tiozzo nella sua testa potrebbe assolversi e dire che la sua è una parziale responsabilità se l’avversario viene rimesso in pista da due gravissimi errori tecnici sui quali poco può entrarci. E allora il difetto è nella qualità di chi viene mandato in campo. E qui le responsabilità rimbalzano tra chi ha individuato certi giocatori sul mercato e chi opera le scelte settimanali, personali e strategiche. Tiozzo, purtroppo, entra allora nella zona d’ombra in cui non è più difendibile. Anche perché, ponendo un accento sarcastico alla questione, in tribuna era relegato un centrocampo teoricamente con i fiocchi: Di Paolantonio regista, Angiulli e Vukoja interni. Troppo facile sparare sull’olandese Eijgenraam, unto da un immotivato e istantaneo triennale dopo appena due allenamenti svolti con la squadra. Noi ci siamo permessi in tempi non sospetti di evidenziare questa stortura che si incunea nell’ordinaria e rispettosa informazione. Perché l’ostinazione con cui Tiozzo difende le sue scelte ritenendo l’intero organico universalmente meritevole di attenzione non regge più. Forse la perdurante partecipazione in Coppa Italia nasconde un indirizzo chiaro che certi giocatori, in campionato, non possano più trovare spazio. Un problema di testa. Un problema di qualità. Se Skoric risulta il migliore in campo a Bisceglie, un onesto faticatore di centrocampo, sinceramente commovente nel miscelare doti caratteriali e limiti tecnici, allora qualche domanda scaturisce spontanea. E, sia chiaro, Skoric in tutto questo c’entra il giusto. Scriviamo nel momento in cui la sorte di Tiozzo è appesa ad un filo, pronto ad essere spezzato. Quello che lo stesso Montervino ha voluto trattenere con forza rispetto ad una proprietà che era decisa per il nuovo cambio tecnico dopo lo 0-3 di Campi Salentina. La famiglia Ladisa dovrà anche interrogarsi su come intende continuare a gestire la questione calcistica. Nell’ultimo mese si è parlato molto, si è congetturato su movimenti programmatici che hanno attraversato progetti legati a edilizia, riqualificazione urbana, musica. Poco che riguardi il calcio, davvero pochino. Eclissatesi ormai le note ufficiali rivolte al popolo rossoblù con oggetto intendimenti e proclami di battaglia. Continuare a cambiare non paga più, tagliare le teste come esercizio rituale non depone a favore di un’idea coerente e di visione strategica. Ogni scelta successiva, poi, sembra produrre una resa inferiore alla precedente. Appare colpevole non aver individuato in partenza un uomo forte in panchina anche a costo di essere ingombrante. Forse è anche questo un problema. Davvero difficile andare avanti così. A volte la vera rivoluzione, lo diceva uno che se ne intendeva, si deve cominciare a fare guardando dentro di sé.