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Il campionato prosegue da circa un mese senza la partecipazione del Taranto o di quello che ne rimaneva. Ci stiamo abituando, una brutta abitudine che bisogna sconfiggere in fretta.

Ecco, in quasi un mese, dopo aver assorbito l'esclusione e aver compreso che non ci sarà nessun ricorso plausibile per accogliere le pretese dell'esautorato sodalizio, si è capito che la fiducia di una credibile ripresa è incarnata nella figura di Massimo Ferrarese e delle sue idee per certi versi anche genuinamente articolate. Perché l'idea della Polisportiva si scontra oggettivamente con un tessuto sportivo locale raso al suolo da problematiche gestionali e risultati negativi; perché i Giochi del Mediterraneo che arriveranno in soccorso per migliorare e progredire la tematica strutturale rischiano di trovare terreno arido e non fertile in riferimento a chi potrà agonisticamente fruire di quegli impianti nuovi o rinnovati. L'idea della Polisportiva è ambiziosa (basta guardare alle esperienze precedenti in Italia), romantica, ma praticabile il giusto, sebbene nasca idealmente per fungere da traino ad una rinascita collettiva di attività sportive attualmente al palo. Lodevole mettere insieme risorse, poi c'è l'inevitabile processo di divisioni che si possono instaurare in corso d'opera perché soddisfare tutti è impresa considerevole e infatti, a torto o ragione, i primi mugugni sono serpeggiati da chi ad esempio ha paventato il pericolo di sentirsi emarginato. Per non addentrarci nella complessità gestionale di una Polisportiva, nel senso di tenerla in piedi dopo averla creata. Ferrarese insieme a personalità delle istituzioni e del territorio che hanno appoggiato l'idea della Fondazione Mediterraneo lo Sport propedeutica alla nascita della Polisportiva, si fa carico di ridare impulso a quelle discipline che necessitano di una credibile ripartenza, ma soprattutto essere un punto di riferimento per potenziali investitori privati interessati. Come ha ribadito nelle scorse ore lo stesso commissario, la Fondazione si “propone di intervenire con strumenti, idee e progetti capaci di riaccendere l'entusiasmo e fare in modo che le prossime strutture non diventino cattedrali nel deserto”. Non sarà semplice, attendiamo i dettagli, sicuramente quello che si può fare ora è sostenere con forza e idealmente questo percorso. Limitatamente alle vicende calcistiche e seguendo un iter classico del semplice acquirente-imprenditore che avesse voglia di fare calcio in riva allo Ionio, il nocciolo, che è il medesimo agitato in periodi più sconnessi ma ugualmente incerti come l'attuale, è identificare questi “investitori privati interessati” in termini di convenienza. Se sarà uno spontaneo avvicinamento o saranno indotti perché comandati da una sapiente regia. In tal senso la presenza della Fondazione come istituto di controllo può essere un valido strumento per allontanare predatori e mecenati dell'ultima ora, anche se appare ancora poco chiaro come funzionerebbe questo apparato di garanzia. Resta sempre la comprensione dei benefici economici e finanziari di una simile operazione di ingresso, compatibilmente con ciò che offre il futuro prossimo in termini di sviluppo di certe dinamiche. Il primo nodo, e aggiungiamo noi ritualmente il solito di sempre, è legato all'impianto di riferimento che per la prossima stagione non potrà essere comunque utilizzato, aprendo un dibattito in parte sottovalutato sulla ricerca di una sede temporanea e alternativa. Verrebbe da domandarsi a che stadio è la rinascita del calcio rossoblù. Non entrando nella polemica sui ritardi o presunti tali, sperando fortemente che le tempistiche vengano rispettate del tutto o in massima parte, il progetto di convincimento (se questa è la strada da praticare) deve essere fortemente persuasivo oppure deve avere delle solide personali motivazioni. Perché la ripartenza necessita di un investimento corposo, il campionato di Eccellenza non si vince certo esibendo lo stemma o l'ipotetica tradizione. Farlo senza uno stadio di casa, non sappiamo su quanta parte di tifoseria al seguito, presuppone una forza economica di partenza non certo modesta. I quesiti sulla fruizione di uno Iacovone avveniristico, stonato con la categoria di riferimento, dovranno essere risolti, ma con i propri tempi. Senza abusare delle distanze temporali perché il gioco del rimandare ha prodotto danni sostanziali soprattutto nella fase originaria e non commissariata dell'organizzazione dei Giochi. Non bisogna farsi trovare impreparati, soprattutto in queste settimane. Giugno o luglio sono dietro l'angolo. Il vuoto istituzionale, senza un sindaco operativo, non aiuta certamente. L'importante è agire da subito, anche perché, ormai sembra chiaro, non ci sono margini per una ripresa dell'attività gestionale del Taranto Fc 1927. Non bisogna attendere nessuna radiazione ufficiale, l'oblìo e le indagini che sono state nelle scorse settimane affidate dalla Procura della Repubblica faranno il loro corso e forse non si esauriranno a breve. Guardiamo gli altri, lottare per la promozione in B, un posto nei playoff, per tenersi stretta la categoria e intanto ci interroghiamo, desideriamo e ipotizziamo un futuro. C'è una bella frase che dice che il futuro ce lo costruiamo con il nostro lavoro. Facciamo in modo che non rimanga solo una bella frase.

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