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Quando una via è stata tracciata, bisogna seguirla ben sapendo che qualche ostacolo si frapporrà, considerando che quella stessa via auspicata, può denotare disturbi nella sua attuazione, non perdendo l'entusiasmo necessario e linfa vitale in questo momento di ardua ripartenza dello sport tarantino.

La Fondazione Mediterraneo per lo Sport, intuizione del commissario Massimo Ferrarese come primo atto per la creazione di una Polisportiva a tinte rossoblù, non ha ancora emesso i primi vagiti ufficiali che soffre di un leggero rinvio, si spera non si traduca in tentennamento. Incassando qualche retromarcia individuata nella decisione del presidente della Camera di Commercio, Vincenzo Cesareo di non supportare l'iniziativa. Non entriamo dettagliatamente sulle motivazioni che hanno origini dall'indirizzo che l'ente diretto si propone, ma una riflessione viene spontanea. Si riscontra un'estrema difficoltà nel trovare una linea di confine benefica nell'eterno dilemma tra fondi pubblici e privati da immettere nelle attività sportive. Ma è altrettanto vero che la commistione tra denaro pubblico e calcio mal si concilia, sia per questioni etiche e di opportunità. Anche la semplice sponsorizzazione con radice istituzionale provoca a volte dei turbamenti. Si tratta di trovare utili compromessi per il bene ultimo della collettività. A Cremona il gruppo Arvedi che si occupa di qualcosa che ha familiarità con Taranto, è stato quasi indotto dal territorio ad investire sul calcio e su altre attività (museo del violino) come una forma di “risarcimento morale”. Chissà che un giorno a Taranto si riuscirà a trovare questi sottili equilibri. Anche perché, come si è detto più volte, l'investimento iniziale non si ravvisa modesto, le linee programmatiche da seguire devono essere rigide e solide. Il tutto mescolato ad una reale volontà di intraprendere passionalmente questa nuova impresa del pallone. E' il medesimo storico problema, se ci fermiamo nell'ambito calcistico, che ha creato dissapori nelle gestioni plurime, con tante teste al comando. Lo stesso ragionamento che spesso ha indotto Massimo Giove, nelle prime fasi dell'ultima esperienza presidenziale (ma ricordiamo benissimo le scosse telluriche dell'esperienza a cavallo degli anni duemila), spesso ad allontanare potenziali affiancatori, decisione che ha assunto in certi frangenti livelli parossistici di rifiuto che, a conti fatti, non trovavano idonea giustificazione. Quel clima di collaborazione e collettiva solidarietà che a Taranto non riesce mai a perdurare, nei rari casi in cui viene intrapresa. A differenza di altre realtà regionali. Clima da lavori in corso, gli stessi che sfiorano i vari impianti da edificare o rinnovare in funzione Giochi 2026. In precedenza abbiamo evidenziato qualche difficoltà oggettiva nel percorso di creazione di una Polisportiva, malgrado l'annunciata partecipazione di risorse economiche territoriali opportunamente convogliate dallo stesso Ferrarese. Restano intatte le domande da risolvere su quale attività tale istituto dovrebbe seguire per favorire la nascita di un nuovo progetto calcistico, che in questo caso è quello che interessa. Istituto di garanzia, ente di regia, elemento di congiunzione di forze finanziarie magari con un preciso indirizzo, non sappiamo ancora che direzione si prenderà. L'aspetto da sottolineare è che tutto avvenga in un processo di trasparenza, che si faccia attenzione ovviamente ai classici avventurieri, ma che si possano favorire anche le prospettive di eventuali acquirenti non legati ai soliti traini. Magari c'è già un'idea da sviluppare, forse i tasti sono già stati individuati prima di essere toccati. Ci piacerebbe credere che, in attesa di annunci specifici, il nuovo Taranto sia già in fase embrionale, almeno sulla carta. Ci piacerebbe. Infatti, per ora siamo ancora nel campo dei condizionali.

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