CRONACHE TARANTINE
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Non eliminare la valutazione, ma restituirle il suo significato più autentico.
Non limitarsi a chiedere allo studente “quanto hai preso?”, ma accompagnarlo nella comprensione di ciò che ha imparato, dei progressi compiuti e dei passi necessari per migliorare. È questa la sfida educativa alla base della sperimentazione “Senza voti… si valuta”, che prenderà il via nel corso dell’anno scolastico in una classe pilota su proposta del professor Elio Michelotti, con la condivisione del dirigente scolastico Giovanni Tartaglia e dell’intero Consiglio di classe dell’II Principessa Maria Pia di Taranto.
L’iniziativa non rappresenta un allentamento del rigore scolastico. Al contrario, nasce dall’obiettivo di rendere la valutazione più continua, trasparente e realmente funzionale all’apprendimento.
Dal voto numerico al feedback formativo
La sperimentazione prevede il superamento del voto numerico nelle verifiche svolte durante il percorso didattico. Al posto del tradizionale 5, 7 o 8, gli studenti riceveranno indicazioni sul livello di padronanza raggiunto rispetto agli obiettivi di apprendimento, accompagnate da un feedback in grado di evidenziare punti di forza, criticità e possibili margini di miglioramento.
Resteranno invece in vigore i voti in decimi nelle valutazioni periodiche e finali previste dalla normativa.
Una differenza sostanziale, che mira a spostare l’attenzione dalla prestazione al processo di apprendimento, dall’errore considerato come fallimento all’errore inteso come occasione di crescita.
Una scuola orientata alle competenze
Alla base del progetto c’è una riflessione che riguarda l’intero sistema scolastico: una valutazione prevalentemente numerica riesce davvero a raccontare la complessità del percorso formativo di uno studente?
Secondo il professor Michelotti, la scuola delle competenze necessita di strumenti capaci di osservare non solo ciò che uno studente conosce in un determinato momento, ma anche come utilizza le proprie conoscenze, come affronta i problemi, come reagisce agli errori e come sviluppa autonomia e capacità di miglioramento.
È una visione condivisa dal dirigente Giovanni Tartaglia e dal Consiglio di classe coinvolto nella sperimentazione: una scuola esigente ma non punitiva, attenta ai risultati ma anche al percorso che conduce a essi.
Per questo motivo gli studenti continueranno a essere valutati, ma attraverso un monitoraggio più articolato e costante, che non si esaurisce in un semplice numero riportato accanto a una verifica.
Quattro livelli per descrivere l’apprendimento
Il modello adottato si basa su rubriche valutative riferite ai singoli obiettivi di apprendimento e su quattro livelli di padronanza: Iniziale, Base, Intermedio e Avanzato.
Nel registro elettronico gli studenti potranno visualizzare il livello raggiunto per ciascun obiettivo e ricevere osservazioni orientative utili a comprendere su quali aspetti intervenire per progredire.
Un cambiamento che coinvolgerà anche le famiglie. Nelle intenzioni dei promotori, il registro diventerà uno strumento ancora più efficace perché consentirà ai genitori di seguire non soltanto una sequenza di voti, ma l’evoluzione del percorso formativo dei propri figli.
Imparare senza paura dell’errore
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda il ruolo dell’errore nel processo educativo.
Quando l’errore coincide immediatamente con una valutazione negativa, il rischio è che lo studente sviluppi soprattutto il timore di sbagliare. In una prospettiva formativa, invece, l’errore diventa un’informazione utile, un punto di partenza per comprendere le difficoltà e costruire strategie di miglioramento.
La sperimentazione punta così a rafforzare motivazione, autoregolazione e personalizzazione dei percorsi di apprendimento, favorendo interventi di recupero durante l’anno scolastico anziché concentrarsi esclusivamente sul risultato finale.
Tra gli obiettivi indicati figurano inoltre la riduzione dei debiti formativi, il miglioramento del successo scolastico e una maggiore partecipazione degli studenti al proprio percorso educativo.
Un progetto che mette alla prova se stesso
L’iniziativa sarà accompagnata da un sistema di monitoraggio che analizzerà diversi indicatori, tra cui risultati scolastici, prove standardizzate, esiti finali e livelli di assenteismo.
Saranno inoltre somministrati questionari rivolti a studenti, famiglie e docenti per valutare aspetti come motivazione, ansia percepita, qualità delle relazioni, chiarezza delle informazioni ed efficacia degli strumenti adottati.
Una sperimentazione che sceglie quindi di valutare anche se stessa, con l’obiettivo di comprendere l’impatto reale del nuovo modello.
Il messaggio più significativo dell’iniziativa promossa dal professor Michelotti, sostenuta dal dirigente Tartaglia e condivisa dal Consiglio di classe è forse proprio questo: immaginare una scuola delle competenze significa avere il coraggio di rimettere in discussione anche le pratiche più consolidate.
Perché il traguardo non è una scuola senza valutazione, ma una scuola in cui la valutazione diventa uno strumento per comprendere, migliorare e crescere.